Il teatro e la danza insegnano a conoscere il proprio corpo, “agendolo” coscientemente, ci chiedono di guardare ai nostri sentimenti, a controllarli e a ricrearli nell’espressività, ci invitano a raccontare storie, articolando pensieri ed immagini rendendo visibile la forza della fantasia nel divenire atto di socializzazione, sfogo, benessere e un prodotto artistico. Oggi, in tempo di crisi non solo economica ma anche e soprattutto crisi sociale, crisi di valori, riscoprire le potenzialità del proprio corpo innesca un lavoro creativo che riempie profondamente la persona. La danza, come il teatro, ha profonde origini nel rito, nel gesto che, senza parole che possano dividere, unisce profondamente gli esseri umani dando loro forza, sostegno reciproco, creando un gruppo che fa fronte alle difficoltà. La danza è un rituale sacro, un rituale sociale.
Posso quindi sostenere che nella prospettiva messa in atto nei miei laboratori di TeatroDanza non sia necessario individuare confini tra teatro o danza, così come, sempre in questo caso, non è necessario individuare confini tra danza dal punto di vista artistico e performativo e danza dal punto di vista terapeutico. Solo un corpo mosso dal proprio mondo interno crea una performance che può essere considerata autentica, vitale. Risulta obsoleto anche tracciare una linea di demarcazione tra movimento quotidiano e movimento teatrale in senso artistico. Se il corpo che si muove porta in scena sé stesso porta con sé tutto ciò che appartiene anche alla sua quotidianità, alla sua realtà, calata nella cornice immaginaria dello spazio scenico.