Lo Spazio

QUINTOVEDA - Percezione Movimento ArtiLibere

 

 


 
  


QuintoVeda nasce come spazio artistico e creativo ad Imola nell’ottobre 2014 dopo un profondo rinnovamento del Direttivo dell’Associazione Panta Rei, che lo gestisce, già operante in ambito culturale sul territorio dal 2010  (pantarei.imola.city).


 

QuintoVeda nasce per restituire alla città un nuovo approccio alle arti performative e all’universo creativo nel suo complesso, un approccio che si appoggia su studi antropologici , sociologici, psicologici oltre che artistici, teatrali,  storici e critici. QuintoVeda vuole dare al centro storico di Imola, in via Cavour 58,  uno spazio in cui le persone si sentano libere di esprimersi indipendentemente dalla loro età, posizione sociale,  sesso ed etnia. Con il nome QUintoVeda vogliamo rappresentare  non solo un nuovo stile ma anche una nuova modalità di relazione con chi farà parte di questo luogo. Oltre al rinnovamento dei locali, anche lo staff  ha subito un profondo rinnovamento legato alla competenza e alla qualità delle proposte. Ciò che proponiamo sono laboratori ma anche esperienze tematiche legate a più discipline artistiche che lavorano insieme. La possibilità di provare esperienze diverse da quelle già proposte nel territorio introducendo discipline quali la danza urbana, il teatro danza, il teatro fisico, le arti di strada e la giocoleria tutt’ora non presenti nel territorio.


 

Il nome di questo spazio è nato dopo un lungo brain storming sui significati che vorremmo rappresentasse:


Contaminazione e sintesi delle arti.
Trovare punti di connessione tra le arti evitando rigide classificazioni nell’ottica che il linguaggi espressivi possono e devono dialogare tra loro per poter esprimere al meglio concetti, situazioni, emozioni.


Spazio aperto senza muri.
I muri ci sono, ma solo quelli. Vogliamo uno spazio che sia per tutti, che ciascuno lo possa usare nella misura in cui ne ha bisogno.


Corpo tra natura e cultura.
Il corpo, nostro primo e naturale strumento, continua ad essere il nostro modo privilegiato di conoscere e dare significato al mondo. Il teatro, la danza e le arti performative sono canali privilegiati di esperienza del corpo perché permettono di metterlo in contatto con la parte più intima della persona, con le emozioni, permette di esprimere ciò che c’è dentro di noi. Il corpo vive di quella parte istintiva legata all’essere umano come creatura ma è, allo stesso tempo, arricchito di quella parte culturale, di quelle tecniche del corpo che ci distinguono gli uni dagli altri.


Esprimere l’inesprimibile.
Le arti performative e tutto ilmondo creativo sono un linguaggio privilegiato per esprime emozioni, sensazioni che spesso non si riescono ad esprimere attraverso il linguaggio, ma ben comprensibili attraverso l’empatia. E’ necessaria, oggi, una buona dose di consapevolezza corporea per poter comprendere cosa il nostro corpo ci dice, per poter comprendere questo mondo complesso in relazione a noi. Per mostrarci per ciò che siamo, come siamo, senza timore, sviluppando la propia identità e vivendo senza coninue maschere che ci permettono di nasconderci.


La cultura è importante.
Contrariamente a quanto molti pensano, per svolgere attività di teatro o di danza o creative è necessario un discorso culturale su cui queste discipline si appoggiano. Muoversi o recitare un testo, una poesia, senza comprendere in quale contesto è nato, senza comprendere le ragioni dell’autore, senza entrare fino in fondo nel lavoro intrecciando ad esso una parte di noi è un lavoro inutile, vuoto, fine a sé stesso che non porta nessun beneficio alla persona e, per di più, risulterà poco interessante anche ad un eventuale spettatore.


Pensiero creativo come strumento. Come sosteneva Einstein l’utilizzo di un pensiero creativo, svilupparlo , permette di far fronte ad ogni crisi, permette di superare gli ostacoli perché si è in grado di aprirsi alla possibilità e al cambiamento. E’ così possibile saper valutare le situazioni da tanti punti di vista che ci permettono di cogliere le soluzioni possibili ed uscire da situazioni apparentemente senza uscita. Un’uscita c’è sembre, bisogna solo essere in abbastanza aperti per vederla.


QUINTOVEDA - Il Quinto Libro della Conoscenza indiana


Il Natyashastra attribuito al mitico Bharata è una delle maggiori fonti sulla rappresentazione teatrale e sulla danza. È in lingua sanscrita. Si presenta nella forma di apprendimento tradizionale in cui lo studente seduto ai piedi del suo maestro ne riceveva l’insegnamento. Le informazioni contenute in esso sono vastissime e spaziano in molti campi del sapere. A questo trattato è assegnata una posizione d’onore accanto ai Veda (i libri della conoscenza indiana). Esso è conosciuto anche come il quinto Veda o Natyaveda e in quanto tale venerato e rispettato poiché aiuta l’uomo a sviluppare le qualità più nobili.
Il termine natya qui non è usato solo per indicare la rappresentazione teatrale e la danza ma anche tutte le altre arti incluse nel teatro quindi la regia, la scenografia, la danza, la musica, l’estetica, la parola, la poesia, le arti visive, il mimo, il costume, il trucco ecc.


La sua importanza non consiste nell’essere il primo trattato sull’argomento (esistono infatti riferimenti a queste arti in testi anteriori a esso) ma nel fatto di essere il primo a donare a queste arti una codificazione e a fissarne la forma oltre ad essere l’unico, tra i Veda, a cui possono accedere le donne e i bambini.
Abbiamo scelto questo nome per identificare e dare un significato a questo spazio proprio perché racchiude il concetto di arti performative, di performance, le arti che possono, insieme, contaminandosi, creare opere significative e culturalmente di grande valore per la persona e la comunità.


Il valore, il significato è ciò che porta avanti i discorsi culturali, ciò da cui la vita si nutre. Le arti non possono vivere staccate da essa. Le arti performative vivono della quotidianità e di come ciascuno la rappresenta fuori e dentro di sé. I nostri obiettivi e quelli dell’Associazione Panta Rei (anche Circolo Arci), vogliono calarsi nell’oggi e in ciò che l’uomo e la persona è, è stato o sarà.


Liberare le arti: liberarle dai vincoli che la situazione economica e sociale odierna vuole imporre; liberarle dai pregiudizi delle persone, delle istituzioni, soprattutto per quanto riguarda esperienze artistiche innovative quali la danza contemporanea, il teatro in strada…


Dare alle arti una nuova dignità e un nuovo valore: vivere un’esperienza artistica, che sia da attore o da spettatore è sempre e comunque qualcosa che non solo arricchisce le persone, bensì permette loro di aprire la mente, di evitare ragionamenti chiusi in scompartimenti del cervello che non comunicano tra loro, permette di vedere ogni cosa da tanti punti di vista, di sviluppare un senso critico, di non essere trasportati dalle correnti che ci investono senza capire il perché.


 

 Avvicinare le persone ad un’esperienza artistica globale: così come globale è il mondo di oggi, ricco di scambi e contaminazioni, anche l’arte necessita di essere un icosaedro complesso dove tutte le arti lavorano insieme per raccontare il mondo di oggi. E’ pertanto necessario che danza, teatro, musica, arti visive, letteratura, poesia…coesistano in performance e laboratori per un’esperienza globale che permette alle persone di sperimentare differenti linguaggi per esprimere spesso l’inesprimibile.


Vivere le persone: il punto è proprio VIVERE. Le persone spesso si attraversano senza neanche più guardarsi negli occhi. E’ necessario vivere ciò che ci circonda. E’ necessario superare il pregiudizio che “emozione” significhi “debolezza”: e poi, se anche fosse?! E’ necessario iniziare un percorso di comprensione. Vivere le persone, le loro storie, i loro volti, le loro emozioni. Spesso sono emozioni anche nostre. Sono quella componente


della nostra vita che rende saporito il nostro viaggio sulla Terra.


 

 Portare il teatro dove vivono le persone, e non portare le persone dove c‘è il teatro: in questo caso per teatro si intendono le arti sceniche in senso ampio; appropriarsi di luoghi non comunemente utilizzati per eventi performativi, le strade, i ristoranti, i negozi….Avvicinarsi alle persone, mostrare loro che l’arte vera è dentro alla vita, e di essa si nutre riproponendola in altre forme e in altri linguaggi.


 Riscoprire il CORPO come nostro primo strumento di comunicazione: non può essere un nostro nemico, è il nostro corpo, nostro fin dalla nascita, sempre con noi. E non dobbiamo temerlo, dobbiamo ascoltarlo, perché nessuno meglio di lui sa esprimere la nostra verità, e questo, certo, spaventa molto oggi, perché si continua vivere nell’apparenza. E’ invece necessario recuperare la nostra dimensione reale, solo così la nostra vita potrà essere vissuta in ogni suo meraviglioso istante. Sarà infatti ponendo particolare attenzione all’aspetto del movimento, che è presente non solo nella danza, e nel teatro, ma anche nel cinema, nella musica, nella poesia e nelle arti visive, che si svolgerà un lavoro profondo di consapevolezza corporea.


 

 Introdurre e rendere visibile un concetto di qualità artistica ben preciso che presuppone competenze, studio ed esperienza: oggi tutti sanno fare tutto. O almeno così credono. INVECE NO. La danza, il teatro, la musica e tutte le altre arti, anche l’animazione, prevede un lungo percorso di studio, messa in gioco di sé stessi, lavoro intenso, passione vera. L’arte, per chi ne fa la sua vita non è qualcosa che fa passare il tempo, diverte, bensì un discorso serio, da svolgere con cura e competenza. E’ necessaria! Oggi l’arte è necessaria per la sopravvivenza in un mondo omologato.


 


L’arte nasce dal movimento, e attraverso esso si esprime, cresce e comunica significati.


Oggi, schiacciati da una vita frenetica, sottoposti a stereotipi sempre più rigidi, è sempre minore la nostra capacità di comunicare emozioni e pensieri attraverso il corpo. Il nostro corpo, riassunto di natura e cultura. La nostra memoria fisica.


 

“Se è vero che io ho conoscenza del mio corpo attraverso il mondo,

se è vero che esso è,

al centro del mondo,

il termine inosservato verso il quale

tutti gli oggetti volgono la loro faccia,

è anche vero, per la stessa ragione,

che il mio corpo è il perno del mondo,

e in questo senso ho coscienza del mondo per mezzo del mio corpo.”

Merleau-Ponty, Fenomenologia della percezione.